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Piazza del Popolo

Rielaborata architettonicamente dal  Valadier nel 1834, negli ultimi anni Piazza del Popolo si è trasformata in un elegante isola pedonale. Luogo di eventi politici e di concerti di fine stagione, è la porta rinascimentale della città. Provenienti dalla passeggiata da via del Corso, o dalle due vie Babuino e Ripetta. (il cosiddetto tridente) si arriva alla piazza , sulla quale si affacciano le due Chiese gemelle: Santa Maria del Montesanto e Santa Maria dei Miracoli, iniziate da Carlo Rainaldi e completate da Bernini con la collaborazione di Carlo Fontana.  Al centro della Piazza  si staglia l’obelisco Flaminio contornato ai lati da quattro leoni dalle cui bocche sgorga l’acqua che si raccoglie nelle sottostanti vasche. L’obelisco alto 24 metri, costruito ai tempi dei faraoni Ramsete II° e Mineptah (1232-1200 a.C.) è stato portato a Roma sotto Augusto, e prima di quest’ultima sistemazione si trovava al Circo Massimo.  A lato destro si sale per il Pincio, ( il Colle degli Ortuli) quello che anticamente era denominato l’Horti Domitii, dove si trovava la tomba di Nerone. In fondo alla piazza, verso destra, prima dell’arco trionfante si trova la chiesa di Santa Maria del Popolo, piccolo gioiello e patrimonio artistico. Ricostruita, come si sostiene, da Baccio Pontelli e da Andrea Bregno tra il 1472 e il 1477, ospita i dipinti di Caravaggio ‘La conversione di San Paolo’ e ‘La crocifissione di San Pietro’, ‘La Natività’ del Pinturicchio, ‘L’Assunzione’ di Annibale Carracci, le architetture di Raffaello e Bramante, le sculture di Andrea Bregno e di Bernini.

La porta a Nord della Città di Roma (Porta Flaminia) era chiamata Porta del Popolo, perché da questo ingresso affluivano in città i pellegrini provenienti a Roma da tutta Europa, e nel Medioevo era detta di San Valentino. Narrano le cronache che i romani che qui passavano erano spaventati da demoni  e streghe che avevano i loro raduni vicino ad un noce che era stato piantato, si diceva, sulla tomba di Nerone nell’area degli Horti Domitii. Si rivolsero al Papa   Pasquale II (1099-1118) ed egli decise che era necessario fare qualcosa. Ordinò tre giorni di digiuno e si ritirò a pregare la Vergine, la quale gli apparve e gli spiegò come liberare la città. Si doveva sradicare il noce, bruciarlo insieme alle ceneri dell’imperatore e gettare tutto nel Tevere. Abbattuto l’albero si trovò nel sottosuolo un’urna antica di porfido e le ceneri che conteneva furono sparse nel fiume. Poco tempo dopo, sul posto fu costruita una cappelletta, da cui prese origine la Chiesa di Santa Maria del Popolo. L’altare maggiore della chiesa si troverebbe proprio nel punto dove era piantato il noce diabolico. Nei bassorilievi dell’arco che sovrasta l’altare, eseguiti nel 1627, Pasquale è raffigurato nell’atto di abbattere il noce, sia pure anacronisticamente circondato da guardie svizzere.

Piazza del Campidoglio

Guardando l’Altare della Patria, a destra troviamo prima  la scalinata spoglia per la Chiesa dell’Aracoeli, a fianco  quella ampia e marmorea che ci porta alla Piazza del Campidoglio. La pavimentazione della  piazza è stata finita nel 1940 su disegno di Michelangelo, il quale aveva disegnato e riprogettato nei minimi particolari, l’intero assetto della piazza, palazzi compresi. La piazza infatti  è orientata verso S. Pietro, non più verso il Foro, in quanto era quello il nuovo centro politico. I lavori furono commissionati a Michelangelo dall’allora Papa Paolo III il quale si era vergognato dello stato in cui versava il celebre colle (all’epoca era chiamato anche “colle caprino”, in quanto era utilizzato per il pascolo delle capre).  Al centro della piazza troviamo la statua di Marco Aurelio (oggi una copia, l’originale si trova nei Musei Capitolini), proveniente da S. Giovanni in Laterano. Michelangelo pensò di costruire un nuovo palazzo, detto per  questo Palazzo Nuovo per chiudere la prospettiva verso la chiesa di Santa Maria in Aracoeli, ridisegnò il Palazzo dei Conservatori eliminando tutte le strutture medievali, armonizzandolo con  il Palazzo Senatorio a cui aggiunse una doppia scalinata che serviva per accedere al nuovo ingresso, non più rivolto verso i fori ma verso la piazza; il Buonarroti progettò anche la scalinata della Cordonata e la balaustra da cui ci si affaccia alla sottostante piazza D’Aracoeli. Peccato che per colpa dei lavori che andavano a rilento non potè vedere l’opera sua finita.
Il Palazzo Senatorio è oggi sede del  Comune di Roma, mentre i Musei Capitolini, aperti nel 1735 (uno dei musei pubblici più antichi del mondo) sono ospitati negli altri due palazzi, congiunti anche da una galleria sotterranea la Galleria Lapidaria (Il Palazzo dei Conservatori e Palazzo Nuovo). Tra pitture, reperti archeologici, statue e oggetti vari, è una visita da non perdere, un viaggio nel tempo affascinante e meraviglioso.
Il nome di Campidoglio deriva secondo una leggenda dal ritrovamento del teschio di un guerriero etrusco, un certo Tolus, mentre si scavava per le fondamenta del tempio di Giove, da cui Caput Toli, poi Capitolium ed infine Campidoglio.

La Pietra dello scandalo.
Il termine scandalo deriva dal greco skandalon, che significa ostacolo, inciampo per cui ‘cattivo esempio’. Al tempo dei romani, nei pressi del Campidoglio c’era un masso ‘Scandalum’, dove i commercianti che fallivano, venivano fatti sedere, e così davanti al popolo riconoscere il proprio fallimento, pronunciando una frase di rito: “Cedo Bona” (Cedo i miei averi). In questo modo i creditori venivano risarciti e lo sfortunato perdeva dei diritti e non era più perseguito dalla legge.
La persistenza dell’uso è testimoniata nella pietra dello scandalo ancora esistente nella Loggia del Porcellino a Firenze.

Le Oche del Campidoglio.
L’avvenimento leggendario che vide come protagoniste le oche del Campidoglio fa parte della storia della città di Roma. Secondo la leggenda sarebbe avvenuto sul colle del Campidoglio nel 390 a.C.  (per alcuni, nel 387 a.C.) I Galli di Brenno assediavano Roma e cercavano un modo per penetrare nel colle. Le  oche, unici animali superstiti alla fame degli assediati perché sacre a Giunone,  cominciarono a starnazzare rumorosamente avvertendo del pericolo l’ex Console Marco Manlio e i romani assediati. Marco Manlio venne per questo episodio denominato Capitolino. L’assedio fu respinto e con l’arrivo delle truppe del condottiero Marco Furio Camillo si cominciò a ribaltare le sorti della guerra a favore dei romani. E’ di Brenno la frase storica “ Vae Victis” (Guai ai vinti). Altrettanto storica quella di Camillo “Non auro, sed ferro, recuperanda est patria” (”Non con l’oro, ma con il ferro, si riscatta la patria”).

La Rupe Tarpea.
Sul versante opposto del Campidoglio si trova una parete particolarmente scoscesa e aspra, chiamata Rupe Tarpea, dalla quale anticamente venivano precipitati i condannati a morte per tradimento. Il suo nome deriva da Tarpea, la mitica figlia del guardiano del Campidoglio, che nell’VIII secolo a.C. tradì il suo popolo, rivelando ai Sabini, in guerra con Roma, come arrivare alla sommità del colle fortificato, e per questo anch’essa fattavi precipitare.

La Chiesa di Santa Maria in Aracoeli
La Chiesa di S.Maria in Aracoeli, risalente al quarto secolo, sorta dove, in base alla leggenda, la Sibilla predisse ad Augusto l’avvento del Redentore. A ricostruirla in stile romanico-gotico saranno i Frati Francescani Minori ai quali venne affidata nel 1250 da Innocenzo IV°.Oltre ad essere luogo di culto, divenne centro della vita politica di Roma, tanto che vi si tennero assemblee popolari del libero comune. Qui nel 1341 fu laureato poeta Francesco Petrarca; qui si svolse, nel 1571, il trionfo di Marcantonio Colonna per festeggiare la vittoria nella Battaglia di Lepanto (e per l’occasione fu costruito il soffitto che ancor oggi possiamo ammirare); qui si svolge ancora, ogni fine d’anno, il Te Deum di ringraziamento del popolo romano. La chiesa era ed è  famosa anche per il “Santo Bambino”, una scultura in legno del bambino Gesù intagliata nel XV secolo nel legno d’olivo proveniente dal  Giardino del Getsemani, da un francescano alla fine del quattrocento, e ricoperta di preziosissimi ex-voto. Per i romani è semplicemente ‘er Pupo’. Secondo la credenza popolare era dotata di poteri miracolosi ed i fedeli vi si recavano per chiedere la grazia da un male o da una disgrazia. Nel 1800 c’era addirittura una carrozza dei Torlonia a disposizione dei frati per portare il Bambinello ai malati. Si dice che le sue labbra divenissero rosse quando stava per avvenire la grazia; impallidivano quando non c’era nulla da fare. La statua è stata rubata nel febbraio del 1994 e mai più ritrovata. Oggi al suo posto è presente una copia, alla quale non mancano nuovi ex voto.

Altare della patria – Vittoriano

A Piazza Venezia mettendoci con le spalle a Via del Corso  abbiamo la vista del  ’ Monumento Al Milite Ignoto’, o Vittoriano. Il nome deriva da Vittorio Emanuele II, il primo re d’Italia.
Alla sua morte, nel 1878, fu deciso di innalzare un monumento che celebrasse il Padre della Patria e con lui l’intera stagione risorgimentale. Dopo una lunga e accurata selezione la commissione reale votò il progetto di Giuseppe Sacconi, giovane architetto marchigiano. Il Vittoriano doveva essere uno spazio aperto ai cittadini. Alla morte del Sacconi, nel 1905,   subentrarono gli architetti Gaetano Koch, Manfredo Manfredi e Pio Piacentini, che si trovarono a dover risolvere vari problemi. Alla presenza di Vittorio Emanuele III si inaugura  il 4 giugno 1911 la grandiosa statua equestre del re, alta 12 metri e lunga 10. Fu il momento culminante dell’Esposizione Internazionale che celebrava i cinquanta anni dell’Italia unita. I Lavori però proseguirono fino al 1935 in quanto, per vari motivi logistici e di esproprio per acquisire lo spazio necessario alla costruzione, andarono un po’ a rilento. La costruzione del monumento stesso subì varie modifiche. Furono buttati giù il cavalcavia di collegamento con Palazzo Venezia, viene abbattuta la Torre di Paolo III, i tre chiostri del convento dell’Ara coeli e tutta l’edilizia minore presente sulle pendici del Campidoglio. Si decide lo spostamento della Chiesa di S. Rita e del palazzetto Venezia per garantire la visuale completa del Monumento dalla Piazza.
L’altare della Patria è una porzione del complesso, nata da un’idea del 1906. Realizzato, dopo un lungo dibattito, dallo scultore bresciano Angelo Zanelli, che aveva vinto il concorso, viene completato, dopo la traslazione del Milite Ignoto, nel 1921. Nel 1958 viene collocata la statua della dea Roma.
Fra il 1924 e il 1927 vengono posizionati sui propilei: la ‘quadriglia dell’Unità’ di Carlo Fontana e la ’quadriglia della libertà’ di Paolo Bartolini.
Tutti gli artisti e artigiani che lavorarono al Vittoriano, in particolare i 70 scultori provenienti da ogni parte d’Italia, considerarono un onore partecipare ad una impresa così grande e così complessa.
Nel 1987  iniziano i primi lavori di restauro protrattisi si può dire fino ad oggi, recuperando e rendendo impermeabili le terrazze e le scalee di copertura dell’avancorpo di destra. Vengono rifatti i grandi lucernai, gran parte della pavimentazione, ripristinate le due fontane laterali raffiguranti il Tirreno e l’Adriatico e sbloccato il meccanismo di sollevamento della cancellata in ferro, rimasta bloccata per anni sotto la quota del terreno. Si è pure rinvenuta all’interno del cavallo del re una pergamena con le firme dei partecipanti ad un brindisi, tra cui il proprietario della fonderia che eseguì la statua, G.B. Bastianelli, e l’architetto M. Manfredi.
Nel 1997 viene pure implementato il nuovo impianto di illuminazione, e sono stati recuperati, inoltre, alcuni ambienti del piano terreno adibiti così all’accoglienza dei visitatori (punto ristoro e libreria). Nel 2007 è stato inaugurato l’impianto di ascensori che dà la possibilità di godere di una vista mozzafiato sulla città di Roma. Oggi all’interno del complesso vengono ospitate le mostre più famose di artisti italiani e internazionali, contribuendo ancor più nella sua opera di divulgazione culturale. Identificato quasi sempre, solo, come l’Altare della Patria, è  soprannominato scherzosamente dai romani, la “Macchina da Scrivere” o anche la “Torta nuziale” perché ne ricorda le  forme.

Il Pantheon

Con l’autobus 64 da Termini o il 40 da via Nazionale possiamo raggiungere uno dei monumenti più sorprendenti per l’architettura tramandataci dal tempo dei romani: il Pantheon.  E’ l’imperatore Adriano tra il 118 ed il 125 dopo Cristo a far ricostruire completamente il Pantheon (tempio consacrato a tutte le divinità) di Agrippa, rovesciandone l’orientamento di 180 gradi e aprendo davanti al nuovo tempio una grande piazza porticata. (oggi Piazza della Rotonda). L’innovazione rivoluzionaria è rappresentata dall’accostamento d’un edificio rotondo (coperto da una cupola perfettamente emisferica) a un pronào rettangolare e colonnato (largo oltre 33 metri e lungo 15,50); in pratica alle prima visione esterna d’un tempio canonico con le sue colonne massicce, segue una visione interna predisposta in modo che il visitatore percepisca uno spazio unitario, corrispondente al volume d’una sfera. Tutto l’edificio insiste su una fondazione anulare in calcestruzzo, larga oltre 7 metri e spessa 4.50; un muro circolare, spesso 6 metri, intervallato da nicchie ed esedre, sorregge il tamburo alto più di 30 metri; la cupola a cinque ordini di cassettoni ha un diametro di 43,30 metri e si apre con un occhio centrale del diametro di 9 metri, che illumina tutto il vano interno. Il Pantheon è il monumento più rappresentativo dell’architettura romana e la sua conservazione (come tanti altri templi pagani) è dovuta alla trasformazione in chiesa S.Maria ad Martyres, 605 – 609 d.C, proprio nel momento decisivo del trapasso dalla città antica e pagana alla città nuova e cristiana. Oggi all’interno ospita le tombe del pittore, Raffaello Sanzio, di Vittorio Emanuele II°, di Umberto I°, di Margherita di Savoia.
Anche Piazza della Rotonda è una di quelle piazze amate  dal popolo, punto di ritrovo non solo di turisti, ma anche dai giovani romani o stranieri che qui si riuniscono, specialmente nelle serate estive.

Piazza Santi Apostoli

Vicinissima a Piazza Venezia, a piedi, prendendo la direzione di via XX settembre, si raggiunge una delle piazze famose per le manifestazioni politiche e sindacali. La piazza dei Santi Apostoli prende nome dall’omonima Basilica, risalente, sembra,  al III secolo. Si dice che per realizzarla siano stati utilizzati i marmi sottratti al foro di Traiano, cosa che, pur non avendo alcun riscontro, non  stupirebbe, visto l’uso nei secoli scorsi, che se ne è fatto dei resti dell’antica Roma. 
Martino V Colonna, nel corso dei lavori di costruzione del primo nucleo del Palazzo Colonna, contribuì a restituirle l’importanza e lo splendore che aveva perduto a causa del lungo abbandono medievale. Come tutte le chiese romane risente dei molteplici restauri eseguiti nel corso dei secoli.
Lo splendido portico a nove arcate, che precede la facciata, fu eseguito per papa Sisto IV e rimane uno dei più straordinari esempi dell’architettura quattrocentesca. Ad un altro grande maestro del ‘400, Melozzo da Forlì, Sisto IV diede incarico di decorare l’abside. L’affresco staccato e smembrato nel ‘700, è attualmente diviso tra il palazzo del Quirinale e la Pinacoteca Vaticana.
In questa basilica avrebbe dovuto trovare sepoltura Michelangelo, ma il corpo dell’artista fu trafugato e portato a Firenze dal nipote, per essere sepolto nella chiesa di Santa Croce a Firenze.
Sempre su questa piazza troviamo il Museo delle cere fondato nel 1958 da Ferdinando  Canini, ispirato dai musei simili di Londra e Parigi. La raccolta è la prima in Italia e la terza in Europa per il numero dei personaggi rappresentati. Nelle dieci sale trovano posto personaggi famosi di ieri e di oggi, di artisti , letterati, uomini di stati, ed anche personaggi delle favole collocati in ambientazioni sceniche. E’ veramente una visita suggestiva da non perdere.

Piazza Venezia

Piazza Venezia  era il collegamento tra  la Via Papalis che dal Vaticano incrociandosi con la Via Lata, che da Porta Flaminia portava al centro della città e al Laterano. Per la sua particolare posizione geografica, e per l’affluenza delle tante strade, che oggi qui si incrociano, è considerata il centro dell’Urbe. Meta obbligata per i tanti turisti e non solo, pensando a chi per studio o per lavoro, debbono attraversarla ogni giorno. Sulla piazza, al posto dell’odierno palazzo delle Assicurazioni, si trovava la bottega d’arte di Michelangelo.  Sul lato nord all’angolo con il Corso è invece il seicentesco Palazzo Bonaparte, che prende il nome dalla madre di Napoleone, che dopo la caduta dell’imperatore vi soggiornò fino alla morte nel 1836. Ancora perfettamente conservato è il balconcino con chiusine verdi dal quale la vecchia signora spiava i passanti senza essere vista.
Il costruttore di Palazzo e PalazzettoVenezia, e ideatore delle corse dei cavalli barberi, fu il cardinale veneto divenuto papa con il nome di Paolo II (1464-71), Pietro Barbo. Di lui si dice che concedeva udienze solo di notte e aveva orari assurdi per pranzare e cenare, comunque grande appassionato di collezionismo e iniziatore ideale del destino museale ed artistico dell’edificio.
Palazzo Venezia forma il lato occidentale della piazza e fu il primo palazzo rinascimentale edificato a Roma. Non si conosce il nome del costruttore , ma si presume Leon Battista Alberti. Il palazzo presenta le caratteristiche di una fortezza sul piano superiore, mentre  le eleganti e raffinate finestre a croce guelfa mostrano gli elementi rinascimentali, sulla facciata spiccano i contorni merlati  e la torre angolare. I due portali che guardano direttamente sulla piazza uno mostra il sigillo dei Barbo e l’altro è su via Plebiscito, entrambi vengono attribuiti a Giovanni Dalmata.
Nel palazzo vi ebbero dimora numerosi papi e nel 1494 soggiornò Carlo VIII, re di Francia. Dal XVI secolo vi alloggiarono gli ambasciatori di Venezia e nel 1797 fu sede dell’ambasciata austro-ungarica presso il Vaticano. La Sala Regia ha pitture di Donato Bramante e la Sala del Mappamondo è decorata dalle classiche prospettive di Andrea Mantegna.
 Dopo il trattato di Campoformio passò all’Austria per la sua ambasciata, nel 1916 il palazzo venne rivendicato dall’Italia e passò definitivamente al governo italiano, Durante gli anni del Fascismo, Mussolini pose qui la sede del proprio quartier generale, nella sala del mappamondo; la luce di questa stanza non veniva mai spenta a significare che il governo non riposava mai. Era dal balcone di questo palazzo che Mussolini arringava la folla nelle occassioni più importanti, come nel 1940 quando, dichiarando la guerra alla Francia e al Regno Unito, decretò l’entrata in guerra dell’Italia.
Oggi è sede del Museo di palazzo Venezia. Istituito nel 1921, il museo polarizza il suo interesse attorno alle cosiddette arti applicate, ricco di raccolte molto varie, arazzi, marmi, armi, argenti, ceramiche, e dell’importantissima Biblioteca dell’Istituto di Archeologia e di Storia dell’Arte. Le sue raccolte si sono formate a partire da un primo nucleo di sculture e opere provenienti da Castel Sant’Angelo, dalla galleria Nazionale d’Arte Antica e dalle collezioni del vicino Museo del Collegio Romano fondato nel seicento dall’enciclopedico gesuita Athanasius Kircher. Splendido il cortile interno il cui ordine delle colonne, tuscaniche al primo piano e ioniche e corinzie al secondo ricorda gli archi del Colosseo.

Circo Massimo

Secondo le fonti antiche, il primo circo adibito alle corse dei carri nella valle tra Palatino e Aventino viene costruito dal re etrusco Tarquinio Prisco, anche se sono ricordate corse simili già al tempo di Romolo. Agli originari sedili in legno sono sostituite col tempo gradinate in muratura e aggiunte le gabbie di partenza per i carri (carceres) e la spina, cioè il muretto divisorio della pista. Su di essa si installano sette uova e sette delfini in bronzo per contare i giri delle quadrighe, e, in epoche diverse, due obelischi : nel 10 a.C. quello di Ramsete II, alto quasi 24 metri (trasportato nel 1587 in Piazza del Popolo) e nel 357 d.C. l’obelisco di Thutmosis III, alto più di 32 metri (collocato poi da papa Sisto V in Piazza di S. Giovanni in Laterano). Al circo, ampliato da Cesare, Augusto aggiunge il pulvinar (palco imperiale o area sacra). La capacità dell’edificio era di 150.000 spettatori, almeno fino alla ricostruzione neroniana (dopo il celebre incendio), che la porta a 250.000. 
Ancora ampliato in seguito, raggiunge la lunghezza di 600 metri per una larghezza di circa 200. Attualmente si conserva parte del lato curvo meridionale. Gli ultimi giochi furono organizzati attorno al 549 d.C. Nel medioevo divenne luogo di fortificazioni, poi a causa anche del decentramento urbano subito da questa zona, il Circo Massimo cadde in disuso e iniziò un lento e progressivo disfacimento, dovuto alle predazioni di marmi e pietre ed a un progressivo interramento, che tutt’oggi ricopre gran parte dell’edificio. Oggi il Circo Massimo gode di una rinnovata popolarità fra i giovani, grazie allo svolgimento di grandi manifestazioni, come concerti e spettacoli a volte anche di rilevanza mondiale e la partecipazione dei maggiori artisti internazionali. Continuando così una tradizione che va avanti da ben duemilasettecento anni.
 Nel 1931, presso il lato nord, fu rinvenuto un edificio in mattoni di età imperiale (forse sede di un tribunale), trasformato nel III secolo d.C. in Mitreo (ora nei sotterranei dell’ex pastificio Pantanella).

Piazza Navona

Capolavoro dell’epoca barocca, Piazza Navona è una delle piazze più belle di Roma e d’Italia. Dai tavoli all’aperto dei bar e ristoranti che qui si affacciano,  si può godere della magnifica vista della chiesa di S. Agnese in Agone, capolavoro del Borromini, e dell’imponente Fontana dei Fiumi del Bernini. La chiesa di Sant’Agnese in Agone sorge sul luogo in cui, secondo la tradizione, la dodicenne Agnese fu martirizzata, alla fine del III secolo durante le violente persecuzioni dell’imperatore Diocleziano. La santa, esposta nuda al ludibrio dei pagani, ebbe il corpo miracolosamente ricoperto dai suoi stessi capelli, allungatisi all’improvviso. L’originale forma ellittica della piazza ricalca con estrema fedeltà il perimetro dell’antico stadio di Domiziano fatto costruire nell’86 d.c. per svolgervi gare di atletica. I resti di tale antico complesso giacciono a 5 – 6 metri al di sotto dell’attuale piano stradale e sono ancora visibili sotto un palazzo moderno  in Piazza di Tor Sanguigna e nei sotterranei della chiesa di Sant’Agnese in Agone. Il nome attuale della piazza deriva, per corruzione linguistica, proprio del termine Agones, che in latino significa appunto “giochi”. Il carattere e la fisionomia dell’attuale piazza venne impresso nel XVII secolo allorché la nobile famiglia dei Pamphili, che aveva fissato la propria residenza nella zona, si affidò ai più grandi architetti dell’epoca per monumentalizzare l’area e renderla uno dei più scenografici spazi esistenti nella città. Uno degli spettacoli più divertenti era il cosiddetto “lago” che si svolgeva in piazza durante i mesi più caldi. La bocca del mostro marino che si contorce tra i flutti, unico punto di scarico delle acque della Fontana dei Fiumi, veniva chiusa, provocando così l’allagamento della piazza. Le grandi figure maschili della fontana, sono la personificazione dei quattro fiumi più lunghi de mondo, secondo le conoscenze geografiche del tempo, uno per x continente. Il Danubio, il Nilo, Il Gange e Il Rio de la Plata ( oggi in realtà sappiamo che il più lungo è Il Rio delle Amazoni). Altre due fontane segnano la piazza: una a nord, la Fontana del Tritone, scolpita su disegno di Giacomo della Porta e ritoccato poi dal Bernini. L’Altra a sud, la Fontana di Nettuno, opera di Gregorio Zappalà e antonio della Bitta (XIX sec.). La piazza è poi luogo di ritrovo di bancarelle, mimi, pittori e caricaturisti, attori di strada, migliaia di turisti e di romani che qui si affollano fino a tarda notte e infine, per tutto Dicembre fino all’Epifania, ospita la celebre fiera dedicata al Natale: insomma uno scenario indimenticabile, una suggestiva miscela di arte e tradizioni popolari che fanno della Piazza un luogo unico.

Piazza di Spagna

Ci si arriva molto facilmente con la metropolitana  A essendoci una fermata sul vicoletto laterale alla scalinata. Altrettanto facilmente venendo da una passeggiata da via del Corso, imboccando via Condotti si ha l’impatto visivo sulla scalinata e si ha subito la consapevolezza di essere al cospetto di qualcosa di mirabile.
La piazza, dalla forma estremamente originale, con una strozzatura al centro che la divide in due parti, quasi fosse una farfalla, fu fin dal Seicento luogo d’incontro per i viaggiatori provenienti da tutta Europa, che qui potevano comodamente arrivare con le carrozze.
Cominciarono così a sorgere alberghi, botteghe e caffè nei quali si ritrovavano pittori, scrittori e rampolli di ricche famiglie, in un clima internazionale, ritratto alla fine dell’Ottocento da Gabriele D’Annunzio. Il carattere europeo dell’area è sottolineato chiaramente dalla presenza delle rappresentanze diplomatiche di Francia e Spagna che influirono anche sul nome stesso della piazza. Nota infatti inizialmente come Platea Trinitatis, per la chiesa di Trinità dei Monti che la sovrasta, (Chiesa voluta dai sovrani di Francia nel XVI secolo  in onore di S. Francesco da Paola nel luogo preferito dal Santo in quanto luogo isolato) si chiamò in seguito Piazza di Spagna, nella parte destra, dinanzi al palazzo dell’ambasciata di Spagna e Piazza di Francia, nella parte rivolta verso Via del Babuino.
Davanti al palazzo di Spagna nel 1857 fu innalzata la colonna dell’Immacolata. E’ uno degli ultimi monumenti della Roma papalina, voluto da papa Pio IX per celebrare la proclamazione del Dogma dell’Immacolata Concezione della Vergine. Ogni anno, l’8 dicembre, i vigili del fuoco, alla presenza del pontefice, rendono onore alla Vergine deponendo una corona di fiori sulla statua.
Di Piazza di Spagna è nota la grande scalinata, costruita nella prima metà del settecento da Francesco de Santis, (1732) e con  i  suoi 138 scalini porta a Trinità dei Monti.  Da notare che la scalinata non è posta sull’asse della chiesa superiore o della Barcaccia e di via Condotti sottostanti, questa  mancanza di una simmetria favorisce una prospettiva libera in continuo movimento, secondo l’andamento alterno delle rampe, dell’anfiteatro e dei ripiani di sosta. La famosa scalinata oggi ospita annualmente un’importante sfilata di moda mentre nel resto dell’anno è luogo di sosta per centinaia di turisti ed è stata a ragione nominata assieme ai più bei e suggestivi luoghi del mondo “patrimonio dell’umanità”.

LA BARCACCIA

Ai piedi di Piazza di Spagna vi è la famosa fontana detta ‘La Barcaccia’ ideata da Pietro (padre) e Gian Lorenzo Bernini (figlio) per conto del Papa Urbano VIII Barberini. La sua forma, studiata apposta, per sopperire alla scarsa pressione dell’acqua che non permetteva evoluzioni di zampilli delle classiche fontane. Perfettamente simmetrica, semisommersa dall’acqua essendo costruita leggermente sotto il livello del terreno e con i simboli araldici del Sole e delle Api della famiglia Barberini.