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Mercati Traianei

Proseguendo la passeggiata su Via dei Fori Imperiali si ha la vista di questo grande complesso a carattere utilitario, tutto in laterizio a vista: si tratta dei Mercati Traianei. Fu ideato e realizzato da Apollodoro di Damasco, lo stesso ideatore del Foro di Traiano. Diviso dalla piazza rettangolare del Foro da un muro in blocchi di peperino e posizionato nel punto dove fu operato il taglio della collina che collegava il Quirinale e il Campidoglio esso è disposto su una serie di gradini successivi. Proprio perché destinato a sostenere e nascondere il taglio del Quirinale è naturale pensare che fu costruito prima del Foro, tra il 110 e il 112 d. La facciata è costituita dalla grande esedra che inglobava quella orientale del Foro di Traiano dalla quale era divisa, oltre che dal muro in peperino, anche da una strada basolata. Alle estremità di questa esedra erano due sale semicircolari, coperte da mezza cupola, forse utilizzate come scuole o auditori: nei Fori, infatti, nella tarda antichità, si svolgevano corsi di insegnamento superiore, che potevano avvalersi delle vicine biblioteche. L’esedra presenta in basso le aperture di 11 tabernae (botteghe) e due ingressi, alle estremità. Le botteghe erano ubicate sui tre piani, e si pensa che erano divise per mercanzia. Nel 472 d.C. si ebbe l’invasione dei Suebi di Ricimero e alcune sue truppe si stanziarono nei Mercati. Nel 552 i Bizantini si impossessarono di Roma: fu allora che occuparono questo complesso e lo fortificarono. A lungo si credette che la Torre delle Milizie fosse la torre dalla quale Nerone aveva osservato l’incendio di Roma, declamando versi dell’Iliade: in realtà si tratta solo di una suggestiva fantasia priva di alcun fondamento in quanto la torre fu costruita sui Mercati intorno al 1200 (XIII sec. d.C.) a scopi difensivi. I ferri che è ancora possibile osservare sulla torre servivano nel Medioevo a sorreggere le fiaccole o le torce accese per dare il segnale ai soldati in caso di assalto. Più tardi servirono invece ad indicare festività solenni.

Circo Massimo

Secondo le fonti antiche, il primo circo adibito alle corse dei carri nella valle tra Palatino e Aventino viene costruito dal re etrusco Tarquinio Prisco, anche se sono ricordate corse simili già al tempo di Romolo. Agli originari sedili in legno sono sostituite col tempo gradinate in muratura e aggiunte le gabbie di partenza per i carri (carceres) e la spina, cioè il muretto divisorio della pista. Su di essa si installano sette uova e sette delfini in bronzo per contare i giri delle quadrighe, e, in epoche diverse, due obelischi : nel 10 a.C. quello di Ramsete II, alto quasi 24 metri (trasportato nel 1587 in Piazza del Popolo) e nel 357 d.C. l’obelisco di Thutmosis III, alto più di 32 metri (collocato poi da papa Sisto V in Piazza di S. Giovanni in Laterano). Al circo, ampliato da Cesare, Augusto aggiunge il pulvinar (palco imperiale o area sacra). La capacità dell’edificio era di 150.000 spettatori, almeno fino alla ricostruzione neroniana (dopo il celebre incendio), che la porta a 250.000. 
Ancora ampliato in seguito, raggiunge la lunghezza di 600 metri per una larghezza di circa 200. Attualmente si conserva parte del lato curvo meridionale. Gli ultimi giochi furono organizzati attorno al 549 d.C. Nel medioevo divenne luogo di fortificazioni, poi a causa anche del decentramento urbano subito da questa zona, il Circo Massimo cadde in disuso e iniziò un lento e progressivo disfacimento, dovuto alle predazioni di marmi e pietre ed a un progressivo interramento, che tutt’oggi ricopre gran parte dell’edificio. Oggi il Circo Massimo gode di una rinnovata popolarità fra i giovani, grazie allo svolgimento di grandi manifestazioni, come concerti e spettacoli a volte anche di rilevanza mondiale e la partecipazione dei maggiori artisti internazionali. Continuando così una tradizione che va avanti da ben duemilasettecento anni.
 Nel 1931, presso il lato nord, fu rinvenuto un edificio in mattoni di età imperiale (forse sede di un tribunale), trasformato nel III secolo d.C. in Mitreo (ora nei sotterranei dell’ex pastificio Pantanella).

Piazza Navona

Capolavoro dell’epoca barocca, Piazza Navona è una delle piazze più belle di Roma e d’Italia. Dai tavoli all’aperto dei bar e ristoranti che qui si affacciano,  si può godere della magnifica vista della chiesa di S. Agnese in Agone, capolavoro del Borromini, e dell’imponente Fontana dei Fiumi del Bernini. La chiesa di Sant’Agnese in Agone sorge sul luogo in cui, secondo la tradizione, la dodicenne Agnese fu martirizzata, alla fine del III secolo durante le violente persecuzioni dell’imperatore Diocleziano. La santa, esposta nuda al ludibrio dei pagani, ebbe il corpo miracolosamente ricoperto dai suoi stessi capelli, allungatisi all’improvviso. L’originale forma ellittica della piazza ricalca con estrema fedeltà il perimetro dell’antico stadio di Domiziano fatto costruire nell’86 d.c. per svolgervi gare di atletica. I resti di tale antico complesso giacciono a 5 – 6 metri al di sotto dell’attuale piano stradale e sono ancora visibili sotto un palazzo moderno  in Piazza di Tor Sanguigna e nei sotterranei della chiesa di Sant’Agnese in Agone. Il nome attuale della piazza deriva, per corruzione linguistica, proprio del termine Agones, che in latino significa appunto “giochi”. Il carattere e la fisionomia dell’attuale piazza venne impresso nel XVII secolo allorché la nobile famiglia dei Pamphili, che aveva fissato la propria residenza nella zona, si affidò ai più grandi architetti dell’epoca per monumentalizzare l’area e renderla uno dei più scenografici spazi esistenti nella città. Uno degli spettacoli più divertenti era il cosiddetto “lago” che si svolgeva in piazza durante i mesi più caldi. La bocca del mostro marino che si contorce tra i flutti, unico punto di scarico delle acque della Fontana dei Fiumi, veniva chiusa, provocando così l’allagamento della piazza. Le grandi figure maschili della fontana, sono la personificazione dei quattro fiumi più lunghi de mondo, secondo le conoscenze geografiche del tempo, uno per x continente. Il Danubio, il Nilo, Il Gange e Il Rio de la Plata ( oggi in realtà sappiamo che il più lungo è Il Rio delle Amazoni). Altre due fontane segnano la piazza: una a nord, la Fontana del Tritone, scolpita su disegno di Giacomo della Porta e ritoccato poi dal Bernini. L’Altra a sud, la Fontana di Nettuno, opera di Gregorio Zappalà e antonio della Bitta (XIX sec.). La piazza è poi luogo di ritrovo di bancarelle, mimi, pittori e caricaturisti, attori di strada, migliaia di turisti e di romani che qui si affollano fino a tarda notte e infine, per tutto Dicembre fino all’Epifania, ospita la celebre fiera dedicata al Natale: insomma uno scenario indimenticabile, una suggestiva miscela di arte e tradizioni popolari che fanno della Piazza un luogo unico.

Trinità dei Monti

Una grandiosa villa sorgeva nel punto dove l’Acqua Vergine usciva dal condotto sotterraneo per attraversare su arcate il Campo Marzio: era la villa di Lucullo, che occupava l’area dove oggi si erge la Ss.Trinità dei Monti. La chiesa, che anticamente era detta “Trinità del Monte” (riferendosi al Pincio), fu iniziata nel 1502 per volere di Luigi XII, re di Francia e proprietario del terreno, con l’intenzione di concederla ai religiosi di nazionalità francese dell’Ordine di S. Francesco da Paola.
Gli autori della fabbrica, tradizionalmente attribuita a Giacomo Della Porta, furono gli architetti Annibale Lippi e Gregorio Caronica. La chiesa, consacrata nel 1585 dal pontefice Sisto V, fu costruita in stile gotico con pietre provenienti dalla città francese di Narbonne, per espresso volere di re Luigi XII. Tra il 1585 e il 1586 papa Sisto V incaricò Domenico Fontana di aprire una strada che collegasse il Pincio con la basilica di S. Maria Maggiore, che dal nome di battesimo del pontefice stesso, ossia Felice Peretti, fu denominata Strada Felice, oggi frazionata in via Sistina, via delle Quattro Fontane, via Agostino Depretis, via Carlo Alberto, via Conte Verde e via di S. Croce in Gerusalemme.

Piazza di Spagna

Ci si arriva molto facilmente con la metropolitana  A essendoci una fermata sul vicoletto laterale alla scalinata. Altrettanto facilmente venendo da una passeggiata da via del Corso, imboccando via Condotti si ha l’impatto visivo sulla scalinata e si ha subito la consapevolezza di essere al cospetto di qualcosa di mirabile.
La piazza, dalla forma estremamente originale, con una strozzatura al centro che la divide in due parti, quasi fosse una farfalla, fu fin dal Seicento luogo d’incontro per i viaggiatori provenienti da tutta Europa, che qui potevano comodamente arrivare con le carrozze.
Cominciarono così a sorgere alberghi, botteghe e caffè nei quali si ritrovavano pittori, scrittori e rampolli di ricche famiglie, in un clima internazionale, ritratto alla fine dell’Ottocento da Gabriele D’Annunzio. Il carattere europeo dell’area è sottolineato chiaramente dalla presenza delle rappresentanze diplomatiche di Francia e Spagna che influirono anche sul nome stesso della piazza. Nota infatti inizialmente come Platea Trinitatis, per la chiesa di Trinità dei Monti che la sovrasta, (Chiesa voluta dai sovrani di Francia nel XVI secolo  in onore di S. Francesco da Paola nel luogo preferito dal Santo in quanto luogo isolato) si chiamò in seguito Piazza di Spagna, nella parte destra, dinanzi al palazzo dell’ambasciata di Spagna e Piazza di Francia, nella parte rivolta verso Via del Babuino.
Davanti al palazzo di Spagna nel 1857 fu innalzata la colonna dell’Immacolata. E’ uno degli ultimi monumenti della Roma papalina, voluto da papa Pio IX per celebrare la proclamazione del Dogma dell’Immacolata Concezione della Vergine. Ogni anno, l’8 dicembre, i vigili del fuoco, alla presenza del pontefice, rendono onore alla Vergine deponendo una corona di fiori sulla statua.
Di Piazza di Spagna è nota la grande scalinata, costruita nella prima metà del settecento da Francesco de Santis, (1732) e con  i  suoi 138 scalini porta a Trinità dei Monti.  Da notare che la scalinata non è posta sull’asse della chiesa superiore o della Barcaccia e di via Condotti sottostanti, questa  mancanza di una simmetria favorisce una prospettiva libera in continuo movimento, secondo l’andamento alterno delle rampe, dell’anfiteatro e dei ripiani di sosta. La famosa scalinata oggi ospita annualmente un’importante sfilata di moda mentre nel resto dell’anno è luogo di sosta per centinaia di turisti ed è stata a ragione nominata assieme ai più bei e suggestivi luoghi del mondo “patrimonio dell’umanità”.

LA BARCACCIA

Ai piedi di Piazza di Spagna vi è la famosa fontana detta ‘La Barcaccia’ ideata da Pietro (padre) e Gian Lorenzo Bernini (figlio) per conto del Papa Urbano VIII Barberini. La sua forma, studiata apposta, per sopperire alla scarsa pressione dell’acqua che non permetteva evoluzioni di zampilli delle classiche fontane. Perfettamente simmetrica, semisommersa dall’acqua essendo costruita leggermente sotto il livello del terreno e con i simboli araldici del Sole e delle Api della famiglia Barberini.

I fantasmi di Roma

Basta poco per percepire le magie di Roma: basta passeggiare a notte fonda, verso l’alba, per le strade dei deserti borghi romani, per sentire che quella porta socchiusa, quella finestra mal illuminata, quel rumore soffuso in lontananza, non son altro che manifestazioni reali di entità che appartengono ad un mondo impalpabile, privo di corpo, ma non di vita, non di storia, ne’ di ricordi.
Un brivido di paura ha scosso la vostra tranquillità nel leggere queste parole? Certo, è normale…non per noi romani però! Scettici, scanzonati, sorridiamo al sentir raccontare i misteri che circondano la Città Eterna, forse abituati a vivere in questo clima mistico, soprannaturale di antichi palazzi e vicoli bui. Di leggende ce ne sono! Ogni zona di Roma può vantare il suo “spirito” personale.
A Vigna Clara pare abbia fissa dimora un fantasma, medico del 600 che manifesta la sua presenza battendo colpi, dando consigli su come curarsi, presentandosi sotto forma di luce con una sagoma di giovanotto, ed un animo spiritoso.
In zona Prati sono due bambini in  tenera età, morti agli inizi dell’ 800 a causa di un’epidemia, a farla da padroni. Inoltre nella chiesa dedicata al Sacro Cuore del Suffragio pare siano frequenti le apparizioni di anime del purgatorio…spesso per chiedere aiuto!
Fantasmi “buoni”, dunque, questi di cui vi ho parlato…ma si racconta di altri più “bricconcelli”…
In centro, in un attico a Via XX Settembre, suole far visita un vecchietto asociale e dispettoso: spaventa le signore, ride, con quella risata da film horror che tutti temiamo di sentire prima o poi intorno a mezzanotte, e ne combina di tutti i colori ai padroni di casa, lanciando e spostando oggetti (persino le coperte nel sonno!!).
Numerosi i fantasmi che abitano nei pressi delll’Augusteo, quelli che abitano i dintorni della Porta fatta costruire da Alessandro VI di Borgia, e numerosi quelli famosi grazie a libri, film (è noto il film di Antonio Pietrangeli “Fantasmi a Roma”) e giornali.
Nel libro di G. Vigolo “Le notti romane” si racconta di una donna vissuta nel 600, certa Costanza de Cupis (un nome adatto per uno spirito non credete?!), famosa per la perfezione delle sue mani, tanto vanitosa da farne fare un calco nel gesso da far rimirare alla gente (e quanta andava a mirare cotanto splendore!), alla quale fu predetto il taglio della mano sinistra. Il monito, ovviamente, si avverò e lei ne morì. Da allora nel suo palazzo, durante le notti di plenilunio, è possibile vedere il riflesso della sua pallida mano apparire su una delle finestre del suo palazzo.
Una vecchia Domenica del Corriere pubblicò un’altra storia ricca di mistero che ha come scenario il Teatro di Via Nazionale. Un giorno un tale salvò due vecchiette dall’investimento di un tram. Queste ultime, per riconoscenza, passarono con lui il pomeriggio offrendogli da bere. Che c’è di strano? Vedete, le due vecchiette erano morte investite dal tram qualche anno prima!
Storie di spiriti ed apparizioni ci vengono tramandate anche dalla tradizione, citiamo quelle di Beatrice Cenci su Ponte Sant’Angelo e la storia di Olimpia Maidalchini a Palazzo Pamphili, e dalla Roma dei Cesari, basta citare Cicerone che ne parla nel “Divinatione” e Tacito nelle sue “Storie”(…e lì non si trattava di fantasmi ne’ buoni, ne’ dispettosi: erano “spiriti del malaugurio”! In genere si presentavano, infatti, prima delle battaglie e quasi sempre per annunciare la morte!!)
I misteri di Roma non riguardano solamente i fantasmi…come potrebbe il diavolo non cercare la tentazione di qualche anima pura abitante proprio lì dove ha sede la Chiesa? Come potrebbe rinunciare alla possibilità di sedurre un anima candida e santa (e quindi estremamente pregiata!) che abita la città protetta dal suo acerbo nemico? Ed infatti…è ancora visibile in Santa Sabina l’impronta delle sue due dita diaboliche su di un blocco di basalto nero, che, essendo lui irritato dal non essere riuscito a corrompere l’anima di S. Tommaso, afferrarono per gettarglielo addosso…(e sì, ma lui era protetto da Dio e ne rimase illeso!).
Per finire questo breve (?) escursus nel paranormale lancio un monito a tutti i visitatori inesperti di Roma: un sortilegio è legato a Piazza Navona! Evitate di fare il giro della fontana andando verso destra (cioè in senso antiorario) insieme a consorte o fidanzato…e già perchè di lì a sei giorni lo perderete inesorabilmente!!!!