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Piazza del Popolo

Rielaborata architettonicamente dal  Valadier nel 1834, negli ultimi anni Piazza del Popolo si è trasformata in un elegante isola pedonale. Luogo di eventi politici e di concerti di fine stagione, è la porta rinascimentale della città. Provenienti dalla passeggiata da via del Corso, o dalle due vie Babuino e Ripetta. (il cosiddetto tridente) si arriva alla piazza , sulla quale si affacciano le due Chiese gemelle: Santa Maria del Montesanto e Santa Maria dei Miracoli, iniziate da Carlo Rainaldi e completate da Bernini con la collaborazione di Carlo Fontana.  Al centro della Piazza  si staglia l’obelisco Flaminio contornato ai lati da quattro leoni dalle cui bocche sgorga l’acqua che si raccoglie nelle sottostanti vasche. L’obelisco alto 24 metri, costruito ai tempi dei faraoni Ramsete II° e Mineptah (1232-1200 a.C.) è stato portato a Roma sotto Augusto, e prima di quest’ultima sistemazione si trovava al Circo Massimo.  A lato destro si sale per il Pincio, ( il Colle degli Ortuli) quello che anticamente era denominato l’Horti Domitii, dove si trovava la tomba di Nerone. In fondo alla piazza, verso destra, prima dell’arco trionfante si trova la chiesa di Santa Maria del Popolo, piccolo gioiello e patrimonio artistico. Ricostruita, come si sostiene, da Baccio Pontelli e da Andrea Bregno tra il 1472 e il 1477, ospita i dipinti di Caravaggio ‘La conversione di San Paolo’ e ‘La crocifissione di San Pietro’, ‘La Natività’ del Pinturicchio, ‘L’Assunzione’ di Annibale Carracci, le architetture di Raffaello e Bramante, le sculture di Andrea Bregno e di Bernini.

La porta a Nord della Città di Roma (Porta Flaminia) era chiamata Porta del Popolo, perché da questo ingresso affluivano in città i pellegrini provenienti a Roma da tutta Europa, e nel Medioevo era detta di San Valentino. Narrano le cronache che i romani che qui passavano erano spaventati da demoni  e streghe che avevano i loro raduni vicino ad un noce che era stato piantato, si diceva, sulla tomba di Nerone nell’area degli Horti Domitii. Si rivolsero al Papa   Pasquale II (1099-1118) ed egli decise che era necessario fare qualcosa. Ordinò tre giorni di digiuno e si ritirò a pregare la Vergine, la quale gli apparve e gli spiegò come liberare la città. Si doveva sradicare il noce, bruciarlo insieme alle ceneri dell’imperatore e gettare tutto nel Tevere. Abbattuto l’albero si trovò nel sottosuolo un’urna antica di porfido e le ceneri che conteneva furono sparse nel fiume. Poco tempo dopo, sul posto fu costruita una cappelletta, da cui prese origine la Chiesa di Santa Maria del Popolo. L’altare maggiore della chiesa si troverebbe proprio nel punto dove era piantato il noce diabolico. Nei bassorilievi dell’arco che sovrasta l’altare, eseguiti nel 1627, Pasquale è raffigurato nell’atto di abbattere il noce, sia pure anacronisticamente circondato da guardie svizzere.

Piazza del Campidoglio

Guardando l’Altare della Patria, a destra troviamo prima  la scalinata spoglia per la Chiesa dell’Aracoeli, a fianco  quella ampia e marmorea che ci porta alla Piazza del Campidoglio. La pavimentazione della  piazza è stata finita nel 1940 su disegno di Michelangelo, il quale aveva disegnato e riprogettato nei minimi particolari, l’intero assetto della piazza, palazzi compresi. La piazza infatti  è orientata verso S. Pietro, non più verso il Foro, in quanto era quello il nuovo centro politico. I lavori furono commissionati a Michelangelo dall’allora Papa Paolo III il quale si era vergognato dello stato in cui versava il celebre colle (all’epoca era chiamato anche “colle caprino”, in quanto era utilizzato per il pascolo delle capre).  Al centro della piazza troviamo la statua di Marco Aurelio (oggi una copia, l’originale si trova nei Musei Capitolini), proveniente da S. Giovanni in Laterano. Michelangelo pensò di costruire un nuovo palazzo, detto per  questo Palazzo Nuovo per chiudere la prospettiva verso la chiesa di Santa Maria in Aracoeli, ridisegnò il Palazzo dei Conservatori eliminando tutte le strutture medievali, armonizzandolo con  il Palazzo Senatorio a cui aggiunse una doppia scalinata che serviva per accedere al nuovo ingresso, non più rivolto verso i fori ma verso la piazza; il Buonarroti progettò anche la scalinata della Cordonata e la balaustra da cui ci si affaccia alla sottostante piazza D’Aracoeli. Peccato che per colpa dei lavori che andavano a rilento non potè vedere l’opera sua finita.
Il Palazzo Senatorio è oggi sede del  Comune di Roma, mentre i Musei Capitolini, aperti nel 1735 (uno dei musei pubblici più antichi del mondo) sono ospitati negli altri due palazzi, congiunti anche da una galleria sotterranea la Galleria Lapidaria (Il Palazzo dei Conservatori e Palazzo Nuovo). Tra pitture, reperti archeologici, statue e oggetti vari, è una visita da non perdere, un viaggio nel tempo affascinante e meraviglioso.
Il nome di Campidoglio deriva secondo una leggenda dal ritrovamento del teschio di un guerriero etrusco, un certo Tolus, mentre si scavava per le fondamenta del tempio di Giove, da cui Caput Toli, poi Capitolium ed infine Campidoglio.

La Pietra dello scandalo.
Il termine scandalo deriva dal greco skandalon, che significa ostacolo, inciampo per cui ‘cattivo esempio’. Al tempo dei romani, nei pressi del Campidoglio c’era un masso ‘Scandalum’, dove i commercianti che fallivano, venivano fatti sedere, e così davanti al popolo riconoscere il proprio fallimento, pronunciando una frase di rito: “Cedo Bona” (Cedo i miei averi). In questo modo i creditori venivano risarciti e lo sfortunato perdeva dei diritti e non era più perseguito dalla legge.
La persistenza dell’uso è testimoniata nella pietra dello scandalo ancora esistente nella Loggia del Porcellino a Firenze.

Le Oche del Campidoglio.
L’avvenimento leggendario che vide come protagoniste le oche del Campidoglio fa parte della storia della città di Roma. Secondo la leggenda sarebbe avvenuto sul colle del Campidoglio nel 390 a.C.  (per alcuni, nel 387 a.C.) I Galli di Brenno assediavano Roma e cercavano un modo per penetrare nel colle. Le  oche, unici animali superstiti alla fame degli assediati perché sacre a Giunone,  cominciarono a starnazzare rumorosamente avvertendo del pericolo l’ex Console Marco Manlio e i romani assediati. Marco Manlio venne per questo episodio denominato Capitolino. L’assedio fu respinto e con l’arrivo delle truppe del condottiero Marco Furio Camillo si cominciò a ribaltare le sorti della guerra a favore dei romani. E’ di Brenno la frase storica “ Vae Victis” (Guai ai vinti). Altrettanto storica quella di Camillo “Non auro, sed ferro, recuperanda est patria” (”Non con l’oro, ma con il ferro, si riscatta la patria”).

La Rupe Tarpea.
Sul versante opposto del Campidoglio si trova una parete particolarmente scoscesa e aspra, chiamata Rupe Tarpea, dalla quale anticamente venivano precipitati i condannati a morte per tradimento. Il suo nome deriva da Tarpea, la mitica figlia del guardiano del Campidoglio, che nell’VIII secolo a.C. tradì il suo popolo, rivelando ai Sabini, in guerra con Roma, come arrivare alla sommità del colle fortificato, e per questo anch’essa fattavi precipitare.

La Chiesa di Santa Maria in Aracoeli
La Chiesa di S.Maria in Aracoeli, risalente al quarto secolo, sorta dove, in base alla leggenda, la Sibilla predisse ad Augusto l’avvento del Redentore. A ricostruirla in stile romanico-gotico saranno i Frati Francescani Minori ai quali venne affidata nel 1250 da Innocenzo IV°.Oltre ad essere luogo di culto, divenne centro della vita politica di Roma, tanto che vi si tennero assemblee popolari del libero comune. Qui nel 1341 fu laureato poeta Francesco Petrarca; qui si svolse, nel 1571, il trionfo di Marcantonio Colonna per festeggiare la vittoria nella Battaglia di Lepanto (e per l’occasione fu costruito il soffitto che ancor oggi possiamo ammirare); qui si svolge ancora, ogni fine d’anno, il Te Deum di ringraziamento del popolo romano. La chiesa era ed è  famosa anche per il “Santo Bambino”, una scultura in legno del bambino Gesù intagliata nel XV secolo nel legno d’olivo proveniente dal  Giardino del Getsemani, da un francescano alla fine del quattrocento, e ricoperta di preziosissimi ex-voto. Per i romani è semplicemente ‘er Pupo’. Secondo la credenza popolare era dotata di poteri miracolosi ed i fedeli vi si recavano per chiedere la grazia da un male o da una disgrazia. Nel 1800 c’era addirittura una carrozza dei Torlonia a disposizione dei frati per portare il Bambinello ai malati. Si dice che le sue labbra divenissero rosse quando stava per avvenire la grazia; impallidivano quando non c’era nulla da fare. La statua è stata rubata nel febbraio del 1994 e mai più ritrovata. Oggi al suo posto è presente una copia, alla quale non mancano nuovi ex voto.

Via del Corso

Via del Corso (l’antica via Lata), è una delle più rinomate vie di Roma. Luogo di incontro, per i giovani (in special modo il sabato pomeriggio) o per lo shopping sfrenato, Via del Corso e le sue traverse (Via Condotti, via Frattina), offrono una grande varietà di negozi di tutti le migliori firme nazionali e internazionali. Da qui si può arrivare a Piazza di Spagna, prendendo una delle storiche traverse, oppure, percorrendo l’intera via, a Piazza del Popolo.
Il nome deriva dalle corse  dei cavalli barberi, inaugurate nel quattrocento da Papa Paolo II Barbo, che vi si tenevano durante il Carnevale romano. Poi c’erano anche le corse a piedi per tutte le categorie: bambini, vecchi, etc.
Si dice che al tempo dei Papi la pavimentazione di questa strada venne fatta con i proventi delle tasse pagate dalle prostitute, dette anche ‘donne curiali’, come pure le spese per selciare piazza del Popolo. Infatti Alessandro VI usò i proventi d’una tassa imposta ai gestori di bordelli. L’uso di destinare a lavori d’utilità pubblica le tasse sulle meretrici risaliva al tempo di Settimio Severo.
Isola pedonale fino a Via del Parlamento, è caratterizzata da circa un chilometro di vetrine, scandite dalla presenza di palazzi rinascimentali, settecenteschi, la Galleria Alberto Sordi, e da alcune chiese di rilievo. A lato opposto la galleria  abbiamo Piazza Colonna che prende il nome dalla Colonna di Marco Aurelio che qui sorgeva sin dall’antichità, e che dà il nome al rione omonimo, Rione Colonna, di cui la piazza fa parte. In cima alla colonna era situata la statua di bronzo di Marco Aurelio, che fu distrutta nel Medio Evo. Nel 1589 papa Sisto V fece sistemare sulla sommità della colonna la statua in bronzo di San Paolo. Nel lungo nastro spiraliforme che avvolge la Colonna sono narrati gli episodi principali delle guerre condotte dall’imperatore dal 172 al 175 d.C. All’interno della Colonna è stata ricavata una scala a chiocciola formata da 203 gradini e illuminata da 56 feritoie.  Davanti alla colonna, si trova l’entrata di Palazzo Chigi. già sede dell’ambasciata dell’Impero Austro-Ungarico ed oggi sede del Consiglio dei Ministri. Alla sinistra di questo si trova Palazzo Wedekind, storica sede del quotidiano ‘Il Tempo’, che presenta un porticato formato da colonne ioniche originarie dell’anticaVeio. Sempre su Via del Corso troviamo la Chiesa di Gesù e Maria, progettata dal Maderno nel 1633, che ospita all’interno i dipinti di Giovanni Lanfranco e Giacinto Brandi. La Chiesa di San Giacomo, iniziata da Francesco da Volterra nel 1592 e completata da Carlo Maderno nel 1600. Non molto distante sulla destra incontriamo l’imponente Chiesa dei Ss.Ambrogio e Carlo al Corso iniziata da Onorio Longhi nel 1612 e terminata nel 1672. La cupola, tra le più grandi della città, è opera elegantissima di Pietro da Cortona (1688). All’interno il dipinto dei santi fu realizzato da Carlo Maratta, riferimento artistico per il Settecento romano, mentre le volte furono affrescate da, Giacinto Brandi, importante autore del 1600. Usciti dalla chiesa in pochi minuti si raggiunge il Museo del Corso, sede di numerose e importantissime mostre.

Altare della patria – Vittoriano

A Piazza Venezia mettendoci con le spalle a Via del Corso  abbiamo la vista del  ’ Monumento Al Milite Ignoto’, o Vittoriano. Il nome deriva da Vittorio Emanuele II, il primo re d’Italia.
Alla sua morte, nel 1878, fu deciso di innalzare un monumento che celebrasse il Padre della Patria e con lui l’intera stagione risorgimentale. Dopo una lunga e accurata selezione la commissione reale votò il progetto di Giuseppe Sacconi, giovane architetto marchigiano. Il Vittoriano doveva essere uno spazio aperto ai cittadini. Alla morte del Sacconi, nel 1905,   subentrarono gli architetti Gaetano Koch, Manfredo Manfredi e Pio Piacentini, che si trovarono a dover risolvere vari problemi. Alla presenza di Vittorio Emanuele III si inaugura  il 4 giugno 1911 la grandiosa statua equestre del re, alta 12 metri e lunga 10. Fu il momento culminante dell’Esposizione Internazionale che celebrava i cinquanta anni dell’Italia unita. I Lavori però proseguirono fino al 1935 in quanto, per vari motivi logistici e di esproprio per acquisire lo spazio necessario alla costruzione, andarono un po’ a rilento. La costruzione del monumento stesso subì varie modifiche. Furono buttati giù il cavalcavia di collegamento con Palazzo Venezia, viene abbattuta la Torre di Paolo III, i tre chiostri del convento dell’Ara coeli e tutta l’edilizia minore presente sulle pendici del Campidoglio. Si decide lo spostamento della Chiesa di S. Rita e del palazzetto Venezia per garantire la visuale completa del Monumento dalla Piazza.
L’altare della Patria è una porzione del complesso, nata da un’idea del 1906. Realizzato, dopo un lungo dibattito, dallo scultore bresciano Angelo Zanelli, che aveva vinto il concorso, viene completato, dopo la traslazione del Milite Ignoto, nel 1921. Nel 1958 viene collocata la statua della dea Roma.
Fra il 1924 e il 1927 vengono posizionati sui propilei: la ‘quadriglia dell’Unità’ di Carlo Fontana e la ’quadriglia della libertà’ di Paolo Bartolini.
Tutti gli artisti e artigiani che lavorarono al Vittoriano, in particolare i 70 scultori provenienti da ogni parte d’Italia, considerarono un onore partecipare ad una impresa così grande e così complessa.
Nel 1987  iniziano i primi lavori di restauro protrattisi si può dire fino ad oggi, recuperando e rendendo impermeabili le terrazze e le scalee di copertura dell’avancorpo di destra. Vengono rifatti i grandi lucernai, gran parte della pavimentazione, ripristinate le due fontane laterali raffiguranti il Tirreno e l’Adriatico e sbloccato il meccanismo di sollevamento della cancellata in ferro, rimasta bloccata per anni sotto la quota del terreno. Si è pure rinvenuta all’interno del cavallo del re una pergamena con le firme dei partecipanti ad un brindisi, tra cui il proprietario della fonderia che eseguì la statua, G.B. Bastianelli, e l’architetto M. Manfredi.
Nel 1997 viene pure implementato il nuovo impianto di illuminazione, e sono stati recuperati, inoltre, alcuni ambienti del piano terreno adibiti così all’accoglienza dei visitatori (punto ristoro e libreria). Nel 2007 è stato inaugurato l’impianto di ascensori che dà la possibilità di godere di una vista mozzafiato sulla città di Roma. Oggi all’interno del complesso vengono ospitate le mostre più famose di artisti italiani e internazionali, contribuendo ancor più nella sua opera di divulgazione culturale. Identificato quasi sempre, solo, come l’Altare della Patria, è  soprannominato scherzosamente dai romani, la “Macchina da Scrivere” o anche la “Torta nuziale” perché ne ricorda le  forme.

Il Colosseo

Se vogliamo immergerci in uno scenario della Roma antica possiamo scegliere un itinerario tanto semplice quanto denso di storia. Raggiungibile facilmente con molte linee di autobus e con una fermata della Metropolitana B. 
A piedi da piazza Venezia, passando per Il Monumento al Milite Ignoto  (Altare della Patria), e prendendo la famosa Via dei Fori Imperiali voluta da Mussolini, dalla quale si possono ammirare  tutte le rovine della Roma Antica, si arriva al cospetto dell’Anfiteatro Flavio, conosciuto più comunemente come ‘Colosseo’,la gigantesca costruzione a pianta ellittica, con i suoi 48 metri di altezza che ha impressionato e affascinato gli uomini di tutte le epoche.
Il Colosseo contava quattro piani. Il primo era alto dieci metri e cinquanta con l’ordine delle semicolonne dorico. Il secondo era alto 11 metri e 85 con le colonne ioniche. Il terzo era alto 11 metri e 60 con l’ordine di colonne corinzie. Il quarto era invece una muratura piena con un sistema di pali per fissare il Velarium, un grande tendone che serviva per riparare gli spettatori dal sole. Scale e gallerie davano accesso ai vari settori della gradinate.
Non si conosce il nome del geniale costruttore, forse Rabirio, l’architetto di Domiziano, o un certo Gaudenzio. 
Il nome di Anfiteatro Flavio gli viene dalla famiglia Imperiale Flavia sotto la quale iniziarono i lavori. Infatti voluto dall’imperatore Vespasiano per celebrarne la grandiosità dell’impero, nell’anno 72 d.c vennero iniziati  i lavori che furono terminati da Tito (suo figlio) nell’anno 80 d.c..
 Rivestito tutto di marmi e con statue che ne abbellivano le arcate, oggi bisogna solo immaginarlo, ma lo stesso non ha perso tutta la sua maestosità. Molti di quei marmi e statue sono state usate per abbellire le case patrizie dei principi e papi che nella Roma papalina ebbero la residenza.
Il Colosseo fu costruito in una valle tra i colli dell’Esquilino, del Palatino e del Celio prosciugando un laghetto utilizzato da Nerone per la  Domus Aurea. 
Non c’era vittoria militare, festa religiosa, anniversario che non fosse festeggiato con combattimenti sanguinosi, e giochi vari. I giochi (ludus) potevano essere di quattro tipi: ‘teatrali’, ‘circensi’, ‘atletici’ e ‘venatori’.
  Nell’Anfiteatro Flavio, l’arena più famosa del mondo antico, si svolgevano i combattimenti con i gladiatori (muner), le rappresentazioni di caccia (venationes) e all’inizio anche le battaglie navali. In età imperiale ci furono anche donne gladiatrici, fino al 200 d. C. , quando Settimio Severo proibì loro di combattere. Nell’arena si eseguivano anche le esecuzioni capitali ma non è provato storicamente che vi sia avvenuto il martirio dei cristiani. 
Le manifestazioni erano di vario tipo, a volte crudeli e a volte ricordavano gli spettacoli circensi con gli animali ammaestrati.
In ogni caso, ogni spettacolo richiedeva una grandissima ed efficace organizzazione e determinava dei costi molto alti.
 E come oggi nei moderni stadi il tifo per i propri beniamini è enorme, anche all’ora i gladiatori erano delle ‘Star’, solo che a differenza di oggi, ne morivano a centinaia per ogni gioco per il divertimento del pubblico.
Nel 313 d.C. l’imperatore Costantino vieta i combattimenti tra gladiatori e proclama il Cristianesimo religione ufficiale dell’Impero. Nel corso del tempo vari terremoti ne hanno distrutto delle parti, tanto che abbandonato, divenne prima luogo di sepoltura e poi di abitazioni.
Nell’alto medioevo il Colosseo diventò fortezza dei Frangipane e degli Annibaldi fino al 1312, quando intervenne l’imperatore Enrico VII che lo riconsegnò al Senato e quindi al popolo romano.
 Altri terremoti e incurie hanno fatto cadere altri  massi, e dal quattrocento in  poi il colosseo divenne ‘cava’, utilizzando i suoi marmi, pietre, colonne, per costruire parte delle ville di Roma e del porto di ripetta. Famoso il detto del ‘Pasquino’: ‘Quel che non fecero i barbari lo fecero i Barberini’.
 Nel Giubileo del 1750, indetto da Benedetto Quattordicesimo, per la prima volta si svolse la Via Crucis al Colosseo. Una tradizione che ancor oggi è seguitissima anche in mondovisione, da tutti coloro che non possono parteciparvi di persona.

Piccole curiosità sul Colosseo.

Nei secoli  scorsi circolava la voce che il Colosseo nascondesse un tesoro e per questo per ben tre volte ci fu chi ottenne il permesso di scavare. L’ultima volta nel 1864, ma dopo molti giorni, non trovando che ossa di animali e l’acqua che immediatamente proruppe intorno agli scavi, si dovette rinunciare all’impresa.
Più importante invece il fatto che il Colosseo fu una sorta di preziosissima serra naturale piena di rare erbe utili a fini magici e terapeutici. Nel 1873 il botanico Deakin pubblicò il testo ‘Flora of Colosseum’, nel quale enumerò ben 420 specie vegetali presenti all’interno del monumento, di cui alcune introvabili nel resto del territorio capitolino. La vegetazione era talmente ricca che la possibilità di farne raccolta era sorteggiata con gara d’appalto.
Il 7 luglio 2007 a Lisbona durante un megaspettacolo nello stadio Luz, i cui diritti sono stati venduti a decine di emittenti, con un pubblico potenziale di 1,6 miliardi di spettatori, sono stati eletti Nuove Sette Meraviglie del Mondo:
Il Colosseo
La Grande Muraglia cinese
L”antica città giordana di Petra
La Statua di Cristo Redentore di Rio de Janeiro in Brasile
Le Rovine Inca di Machu Picchu in Perù
La Piramide Maya di Chichen Itza in Messico
Il Taj Mahal (India)
La data, il 07/07/07 (7 luglio 2007), ovviamente non è stata scelta per caso: tutti sette come appunto le ‘Nuove Sette Meraviglie’.

Ricordiamo quelle del mondo antico:
I giardini pensili di Babilonia,  probabilmente la più antica fra le sette meraviglie. Si racconta che la regina Semiramide vi raccogliesse rose fresche in ogni stagione.
Il Colosso di Rodi, una enorme statua bronzea situata nell’omonima isola greca.
Il Mausoleo di Alicarnasso, una monumentale tomba dove riposa il “Satrapo” o “Mausolo”, situata ad Alicarnasso, città greca (odierna Bodrum in Turchia situata sulla costa Sud-Ovest).
Il Tempio di Artemide ad Efeso, nell’odiernaTurchia.
Il Faro di Alessandria in Egitto, che una volta rischiarava la via ai mercanti che si approssimavano al porto.
La Statua di Zeus ad Olimpia, grandiosa testimonianza di arte religiosa, oggi ridotta in rovina.
La Piramide di Cheope a Giza, immensa dimora di riposo eterno del faraone, glorificazione delle sue imprese in vita.
Tutte costruite più di 2000 anni fa, furono contemporaneamente visibili solo nel periodo fra il 250 a.C. ed il 226 a.C.; successivamente andarono ad una ad una distrutte per cause diverse; solo l’imponente Piramide di Cheope sopravvive ancora oggi.

Il Pantheon

Con l’autobus 64 da Termini o il 40 da via Nazionale possiamo raggiungere uno dei monumenti più sorprendenti per l’architettura tramandataci dal tempo dei romani: il Pantheon.  E’ l’imperatore Adriano tra il 118 ed il 125 dopo Cristo a far ricostruire completamente il Pantheon (tempio consacrato a tutte le divinità) di Agrippa, rovesciandone l’orientamento di 180 gradi e aprendo davanti al nuovo tempio una grande piazza porticata. (oggi Piazza della Rotonda). L’innovazione rivoluzionaria è rappresentata dall’accostamento d’un edificio rotondo (coperto da una cupola perfettamente emisferica) a un pronào rettangolare e colonnato (largo oltre 33 metri e lungo 15,50); in pratica alle prima visione esterna d’un tempio canonico con le sue colonne massicce, segue una visione interna predisposta in modo che il visitatore percepisca uno spazio unitario, corrispondente al volume d’una sfera. Tutto l’edificio insiste su una fondazione anulare in calcestruzzo, larga oltre 7 metri e spessa 4.50; un muro circolare, spesso 6 metri, intervallato da nicchie ed esedre, sorregge il tamburo alto più di 30 metri; la cupola a cinque ordini di cassettoni ha un diametro di 43,30 metri e si apre con un occhio centrale del diametro di 9 metri, che illumina tutto il vano interno. Il Pantheon è il monumento più rappresentativo dell’architettura romana e la sua conservazione (come tanti altri templi pagani) è dovuta alla trasformazione in chiesa S.Maria ad Martyres, 605 – 609 d.C, proprio nel momento decisivo del trapasso dalla città antica e pagana alla città nuova e cristiana. Oggi all’interno ospita le tombe del pittore, Raffaello Sanzio, di Vittorio Emanuele II°, di Umberto I°, di Margherita di Savoia.
Anche Piazza della Rotonda è una di quelle piazze amate  dal popolo, punto di ritrovo non solo di turisti, ma anche dai giovani romani o stranieri che qui si riuniscono, specialmente nelle serate estive.

Piazza Santi Apostoli

Vicinissima a Piazza Venezia, a piedi, prendendo la direzione di via XX settembre, si raggiunge una delle piazze famose per le manifestazioni politiche e sindacali. La piazza dei Santi Apostoli prende nome dall’omonima Basilica, risalente, sembra,  al III secolo. Si dice che per realizzarla siano stati utilizzati i marmi sottratti al foro di Traiano, cosa che, pur non avendo alcun riscontro, non  stupirebbe, visto l’uso nei secoli scorsi, che se ne è fatto dei resti dell’antica Roma. 
Martino V Colonna, nel corso dei lavori di costruzione del primo nucleo del Palazzo Colonna, contribuì a restituirle l’importanza e lo splendore che aveva perduto a causa del lungo abbandono medievale. Come tutte le chiese romane risente dei molteplici restauri eseguiti nel corso dei secoli.
Lo splendido portico a nove arcate, che precede la facciata, fu eseguito per papa Sisto IV e rimane uno dei più straordinari esempi dell’architettura quattrocentesca. Ad un altro grande maestro del ‘400, Melozzo da Forlì, Sisto IV diede incarico di decorare l’abside. L’affresco staccato e smembrato nel ‘700, è attualmente diviso tra il palazzo del Quirinale e la Pinacoteca Vaticana.
In questa basilica avrebbe dovuto trovare sepoltura Michelangelo, ma il corpo dell’artista fu trafugato e portato a Firenze dal nipote, per essere sepolto nella chiesa di Santa Croce a Firenze.
Sempre su questa piazza troviamo il Museo delle cere fondato nel 1958 da Ferdinando  Canini, ispirato dai musei simili di Londra e Parigi. La raccolta è la prima in Italia e la terza in Europa per il numero dei personaggi rappresentati. Nelle dieci sale trovano posto personaggi famosi di ieri e di oggi, di artisti , letterati, uomini di stati, ed anche personaggi delle favole collocati in ambientazioni sceniche. E’ veramente una visita suggestiva da non perdere.

Piazza Venezia

Piazza Venezia  era il collegamento tra  la Via Papalis che dal Vaticano incrociandosi con la Via Lata, che da Porta Flaminia portava al centro della città e al Laterano. Per la sua particolare posizione geografica, e per l’affluenza delle tante strade, che oggi qui si incrociano, è considerata il centro dell’Urbe. Meta obbligata per i tanti turisti e non solo, pensando a chi per studio o per lavoro, debbono attraversarla ogni giorno. Sulla piazza, al posto dell’odierno palazzo delle Assicurazioni, si trovava la bottega d’arte di Michelangelo.  Sul lato nord all’angolo con il Corso è invece il seicentesco Palazzo Bonaparte, che prende il nome dalla madre di Napoleone, che dopo la caduta dell’imperatore vi soggiornò fino alla morte nel 1836. Ancora perfettamente conservato è il balconcino con chiusine verdi dal quale la vecchia signora spiava i passanti senza essere vista.
Il costruttore di Palazzo e PalazzettoVenezia, e ideatore delle corse dei cavalli barberi, fu il cardinale veneto divenuto papa con il nome di Paolo II (1464-71), Pietro Barbo. Di lui si dice che concedeva udienze solo di notte e aveva orari assurdi per pranzare e cenare, comunque grande appassionato di collezionismo e iniziatore ideale del destino museale ed artistico dell’edificio.
Palazzo Venezia forma il lato occidentale della piazza e fu il primo palazzo rinascimentale edificato a Roma. Non si conosce il nome del costruttore , ma si presume Leon Battista Alberti. Il palazzo presenta le caratteristiche di una fortezza sul piano superiore, mentre  le eleganti e raffinate finestre a croce guelfa mostrano gli elementi rinascimentali, sulla facciata spiccano i contorni merlati  e la torre angolare. I due portali che guardano direttamente sulla piazza uno mostra il sigillo dei Barbo e l’altro è su via Plebiscito, entrambi vengono attribuiti a Giovanni Dalmata.
Nel palazzo vi ebbero dimora numerosi papi e nel 1494 soggiornò Carlo VIII, re di Francia. Dal XVI secolo vi alloggiarono gli ambasciatori di Venezia e nel 1797 fu sede dell’ambasciata austro-ungarica presso il Vaticano. La Sala Regia ha pitture di Donato Bramante e la Sala del Mappamondo è decorata dalle classiche prospettive di Andrea Mantegna.
 Dopo il trattato di Campoformio passò all’Austria per la sua ambasciata, nel 1916 il palazzo venne rivendicato dall’Italia e passò definitivamente al governo italiano, Durante gli anni del Fascismo, Mussolini pose qui la sede del proprio quartier generale, nella sala del mappamondo; la luce di questa stanza non veniva mai spenta a significare che il governo non riposava mai. Era dal balcone di questo palazzo che Mussolini arringava la folla nelle occassioni più importanti, come nel 1940 quando, dichiarando la guerra alla Francia e al Regno Unito, decretò l’entrata in guerra dell’Italia.
Oggi è sede del Museo di palazzo Venezia. Istituito nel 1921, il museo polarizza il suo interesse attorno alle cosiddette arti applicate, ricco di raccolte molto varie, arazzi, marmi, armi, argenti, ceramiche, e dell’importantissima Biblioteca dell’Istituto di Archeologia e di Storia dell’Arte. Le sue raccolte si sono formate a partire da un primo nucleo di sculture e opere provenienti da Castel Sant’Angelo, dalla galleria Nazionale d’Arte Antica e dalle collezioni del vicino Museo del Collegio Romano fondato nel seicento dall’enciclopedico gesuita Athanasius Kircher. Splendido il cortile interno il cui ordine delle colonne, tuscaniche al primo piano e ioniche e corinzie al secondo ricorda gli archi del Colosseo.

Il Foro Romano

La valle del Foro, paludosa e inospitale, è utilizzata tra X e VII sec. a.C. come necropoli dei primi villaggi stanziati sulle colline circostanti. Solo attorno al 600 a.C., ad opera del re etrusco Tarquinio Prisco, viene drenata con la costruzione della Cloaca Massima (ancor oggi funzionante) e “pavimentata” in terra battuta, diventando il centro della vita cittadina. Gli edifici che vediamo oggi nel Foro non sono tutti contemporanei e non erano tutti visibili nello stesso tempo.
Percorrendo il Foro in senso antiorario, ci si trova subito sulla Via Sacra, che lo attraversa da est a ovest, su cui sfilavano i generali vittoriosi per rendere grazie nel Tempio di Giove Ottimo Massimo sul Campidoglio. 
A destra la Basilica Emilia (in onore della gens Emilia), dove si amministrava la giustizia. 
Proseguendo sulla Via Sacra, si incontra la grande Curia Iulia, sede del Senato. Davanti alla Curia è il Lapis niger, la pietra nera che indicava il luogo funesto della morte di Romolo. Oltre la Curia si innalza la massa imponente dell’Arco di Settimio Severo. Il lato corto settentrionale del Foro è chiuso dalla tribuna degli oratori (i Rostri), che recava appesi i rostri delle navi nemiche sconfitte ad Anzio (338 a.C.). Tra i Rostri e il Tabularium (l’archivio di stato romano), i templi della Concordia, di Vespasiano e di Saturno raccordano il Foro con il Campidoglio. All’angolo sud-ovest del Foro vi è la Basilica Giulia, adibita all’amministrazione della giustizia. 
In questa parte della piazza si ergono molte basi di statue e una colonna dedicata nel 608 d.C. all’imperatore Foca. A est della Basilica Giulia si innalzano le tre colonne superstiti del Tempio dei Dioscuri e nella parte centrale del Foro il Tempio del Divo Giulio (29 a.C.), dedicato a Giulio Cesare divinizzato. 
Subito a est del Tempio di Cesare è la Regia, edificio attribuito al secondo re di Roma, Numa. Di fronte alla Regia sorge uno dei più antichi e importanti santuari di Roma, il Tempio di Vesta, con annessa Casa delle Vestali. A est del tempio di Antonino e Faustina è il Tempio di Romolo. 
L’enorme edificio rettangolare subito a est è la Basilica di Massenzio, fatta costruire dall’imperatore agli inizi del IV secolo. All’estremità nord-occidentale del Foro si innalza il Tempio di Venere e Roma, opera dell’imperatore Adriano (135 d.C.). Chiude il Foro sul lato corto settentrionale l’Arco di Tito (circa 81 d.C.)

Arco di Costantino

Uno dei più importanti monumenti commemorativi dell’antichità, l’arco di trionfo più alto e meglio conservato di Roma, situato tra il Colosseo e l’Arco di Tito, sulla strada romana percorsa per i trionfi (detta proprio Via dei Trionfi) e che va verso il Tempio di Giove Capitolino.
E’ alto 25 metri ed è un arco a 3 fornici (con passaggio centrale affiancato da 2 passaggi laterali più piccoli). Eretto dal Senato nel 315 d.C., dopo la vittoria di Costantino su Massenzio nella battaglia di Ponte Milvio per onorare il “liberatore della città e portatore di pace”. Costantino divenne imperatore di Occidente nel 312 d.C., battendo il diretto rivale Massenzio prima nella Valle Padana e poi a Ponte Milvio, sul Tevere. Entrato i n contrasto con Licinio, che dominava sull’Oriente, riuscì a sconfiggerlo ne 324. Unificò così di nuovo sotto di sé tutto l’Impero, e ne trasferì la capitale a Bisanzio, rinominandola nel 330 Costantinopoli (l’odierna Istambul).   Nel 313, con l’Editto di Milano, l’imperatore aveva riconosciuto la libertà di culto a tutti i cittadini, anche e soprattutto ai cristiani. La fascia di rilievi rettangolari che percorre tutto l’arco è del tempo di Costantino e ripercorre gli eventi precedenti la battaglia di Ponte Milvio fino all’entrata trionfale a Roma. Altri invece  vengono da archi più antichi e per questo non hanno nulla a che fare con Costantino, però proprio per questo, l’Arco di Costantino si può considerare una sorta di museo della scultura romana ufficiale perchè raccoglie in se “pezzi” preziosi di epoche differenti appartenuti a diversi monumenti importanti che non abbiamo avuto la fortuna di vedere; è decorato principalmente da sculture provenienti da monumenti di epoche precedenti dell’età di Traiano, Adriano e Commodo.
Il monumento venne sottoposto a restauri fin dalla fine del Quattrocento e nel 1733 ha avuto dei consistenti lavori di integrazione delle parti mancanti.

Sopra il fornice, al centro dei due lati dell’attico, è presente l’iscrizione:
IMP · CAES · FL · CONSTANTINO · MAXIMO · P · F · AVGUSTO · S · P · Q · R · QVOD · INSTINCTV · DIVINATATIS · MENTIS · MAGNITVDINE · CVM · EXERCITV · SVO · TAM · DE · TYRANNO · QVAM · DE · OMNI · EIVS · FACTIONE · VNO · TEMPORE · IVSTIS · REM-PUBLICAM · VLTVS · EST · ARMIS · ARCVM · TRIVMPHIS · INSIGNEM · DICAVIT
Traduzione:
All’imperatore Cesare Flavio Costantino Massimo, Pio, Felice, Augusto, il Senato e il popolo romano poichè per ispirazione della divinità e per la grandezza del suo spirito con il suo esercito vendicò ad un tempo lo stato su un tiranno e su tutta la sua fazione con giuste armi, dedicarono questo arco insigne per trionfi.

Roma Virtuale S.r.L.